Istituto Tecnico Tecnologico Statale Silvano Fedi-Enrico Fermi

Inaugurata la stazione PAN017, prima in Europa del progetto Panoptes

Il 1 febbraio 2020 è stata inaugurata ufficialmente, presso l‘Istituto Tecnico Tecnologico “Fedi-Fermi” di Pistoia, la stazione PAN017 – per la ricerca di pianeti extrasolari della rete mondiale PANOPTES. L’installazione è stata realizzata sulla sommità della scuola. Si tratta della prima in Europa di questa rete (che ne comprende, al momento, una ventina in tutto il mondo) ed è stata realizzata dagli studenti della classe 5KA (indirizzo Elettronico) dell’Istituto per i quali ha rappresentato, sotto la guida dei proff. E. Prosperi, V. Gabbani, A. Innocenti e G. Lapini, una straordinaria occasione di crescita culturale e professionale.

Il progetto Panoptes è stato concepito da Olivier Guyon, un astronomo che lavora al telescopio Subaru, alle Haway, e dal suo team. La realizzazione della stazione PAN017 dell’ITTS “Fedi-Fermi” è iniziata nel 2018 con un finanziamento attraverso l’ambasciata americana a Roma.

Per ulteriori notizie circa la stazione della scuola di Pistoia, vedi questa pagina su Facebook: https://www.facebook.com/Progetto-Panoptes-380648309413428/

IL PROGETTO PANOPTES

Si tratta di un progetto di citizen science che mira a rendere accessibile per chiunque la costruzione di un sistema telescopio robotico a basso costo che può essere utilizzato per rilevare esopianeti in transito di fronte alla loro stella.

Retroterra scientifico: la tecnica dei transiti

La tecnica dei transiti è il modo più semplice per scoprire gli esopianeti: quando il pianeta passa davanti alla sua stella, la stella appare parzialmente eclissata ed attenuarsi, poiché una parte della sua luce è bloccata dal pianeta (le stelle e gli esopianeti sono troppo piccoli per vedere l’immagine del transito, quindi viene misurato solo il flusso totale). L’attenuazione può essere rilevante (circa l’un per cento per un pianeta simile a Giove che transita di fronte ad una stella come il Sole), quindi può essere misurata utilizzando apparecchiature relativamente poco costose che astronomi amatoriali e alcune scuole possono permettersi. Misurando quanto e quanto spesso la stella viene attenuata, si possono stimare la dimensione del pianeta e la distanza dalla stella.

Le sfide

La scoperta di esopianeti con il metodo dei transiti è comunque ancora impegnativa perché le probabilità di osservare un simile evento sono piccole quando si esamina una sola stella: l’allineamento del piano dell’orbita del pianeta deve essere assai preciso (per la maggior parte dei sistemi planetari/stellari il pianeta non passa quasi mai di fronte alla stella, ma un po’ sopra o un po’ sotto) e il transito non dura molto e può non ripetersi molto spesso. La chiave per battere le piccole probabilità è monitorare, in modo il più continuo possibile, un numero molto grande di stelle.

Perché si impiegano piccole fotocamere?

La maggior parte dei telescopi utilizzati dagli astronomi professionisti sono molto inefficienti per scoprire i pianeti extrasolari con il metodo del transito, perché il campo inquadrato è molto piccolo. Gli astronomi hanno costruito numerosi telescopi per affrontare questa sfida, come il telescopio spaziale Kepler. Ma anche la camera a largo campo di Kepler copre solo lo 0,28 per cento del cielo. Numerosi altri progetti utilizzano telescopi più piccoli con un ampio campo di vista (ad esempio HATnet, WASP), pertanto coprono un’area maggiore di cielo con una precisione ridotta per la ricerca di pianeti giganti. Quest’ultimo approccio è quello che adottiamo, perché l’hardware a basso costo disponibile per astrofili e scuole è molto più adatto a questo progetto.

Coordinamento scientifico

La scoperta efficiente del transito di esopianeti richiede che fotocamere robotiche multiple coordinino le osservazioni (monitorando in modo continuativo alcuni campi). Deve inoltre essere coordinata l’analisi dei dati, in quanto il recupero dei segnali di esopianeti proviene dal mettere insieme le misurazioni prese in un intervallo di tempo lungo da diverse posizioni geografiche. Coordinare le osservazioni tra siti, coordinare l’archiviazione e l’analisi dei dati, nonché lo sviluppo futuro (ad esempio, dove installare nuove stazioni? Quali nuovi campi debbano essere monitorati?)

Cosa intendiamo per “piccola fotocamera”?

Poiché il nostro obiettivo è quello di coprire una gran parte del cielo, i sistemi utilizzano obiettivi luminosi per fotocamere. Gli obiettivi possono essere montati su una fotocamera DSLR o un CCD e possono essere stazionari o a inseguimento del moto della sfera celeste.
Stiamo stabilendo un’unità di base PANOPTES, che mira ad essere facilmente assemblabile e di operatività standardizzata, ma affidabile e a basso costo. Per questo utilizziamo fotocamere DSLR e obiettivi a basso costo. Gli astronomi dilettanti più esperti potranno sviluppare ulteriormente l’hardware, con unità PANOPTES di elevate prestazioni costruite da alcuni membri.

Per altre informazioni sul Progetto Panoptes: https://projectpanoptes.org/

 

fonte:

Unione Astrofili Italiani – La galassia della passione astrofila

Inaugurata in una scuola di Pistoia la stazione PAN017, prima in Europa del progetto Panoptes

 

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